index

Mercure

Si riapre la vertenza per la centrale elettrica con grande preoccupazione dei 50 lavoratori diretti e altrettanti dell'indotto

Eni Gela

Con 1100 dipendenti e una capacità produttiva di 5milioni di tonnellate di petrolio Eni ha messo in cassa integrazione 400 dipendenti nel 2012. Alla scadenza dei quali si prevedono 400 esuberi fino al 2017

Omsa

dopo la vertenza seguito alla chiusura dello stabilimento da parte di Golden Lady per spostarsi in Serbia, le 340 dipendenti, ridottesi poi a 229, sono state ricollocate, in 145, presso l'azienda del legno Atl. Sindacati e azienda hanno stretto un accordo che prevede la proroga della cassa integrazione in deroga per gli ultimi 43 lavoratori rimasti per ulteriori tre mesi

Eni Syndial

L'azienda che lavora nel ciclo del cloro con 60 addetti potrebbe chiudere lasciando a casa i suoi addetti.

Sgl Carbon,

il management ha confermato la volontà di chiudere lo stabilimento di Narni Scalo (che produce elettrodi di grafite) e gli uffici amministrativi di Lainate ad esso collegati nel corso dell'incontro che si è svolto al ministero dello Sviluppo economico con istituzioni e sindacati. Decisione definita inaccettabile da Governo e Regione. A novembre, la Morex, azienda trevigiana che produce componenti in metallo, si è fatta avanti per acquisire l'impianto: la società ha offerto 20mila euro a quanti accetteranno di finire nelle liste di mobilità.

Pompea

Nome noto della calzetteria e intimo, l'azienda ha annunciato 200 esuberi nei due stabilimenti di Asola e Medole per delocalizzare le produzioni in Serbia.

Sulcis Iglesiente

Eurallumina, la società controllata dalla russa Rusal e con circa 700 lavoratori, tra diretta e indotto, vede 302 operai in cassa integrazione. Carbosulcis (454 occupati) è ancora a rischio fallimento. Gravi i casi di Rocwool, Portovesme, Rwm, Ssb, Sarmed, Abbanoa e la stessa Enel sono coinvolte tutte in processi di ristrutturazione. La giunta della Regione Sardegna ha deciso di chiudere la miniera Carbosulcis di Monte Sinni. L’assessore all’Industria parla di “una riconversione del personale e delle strutture minerarie della Carbosulcis, secondo alcune ipotesi di nuove attività finanziate dal governo nazionale, così da consentire il mantenimento di un forte tessuto industriale nel territorio”.

Ex Vinyls

Nel luglio del 2013 è stato decretato il fallimento della Vinyls, azienda operante nel settore chimico con stabilimenti a Porto Marghera, Porto Torres e Ravenna. Dopo la falsa speranza di essere riassorbiti dall'Oleificio Medio Piave, gli ultimi 88 operai sardi sono stati licenziati nel dicembre 2014.

Carife

A maggio, il ministero del Tesoro ha deciso il commissariamento della Cassa di Risparmio di Ferrara, su indicazione di Bankitalia. L'istituto di credito è stato vittima di una frode milionaria per la quale è imputato, tra gli altri, il suo ex direttore generale. Risultato: 160 milioni di perdite, commissariamento e 295 esuberi. L'allarme è rientrato solo dopo un accordo con i sindacati, che scongiura il taglio dei posti di lavoro grazie a uscite volontarie, pensionamenti, solidarietà, part-time.

Cementir

L'azienda ha annunciato la chiusura dell'area a caldo dello stabilimento tarantino. I 98 dipendenti sono in cassa integrazione da settembre, per dodici mesi, e i sindacati hanno lanciato l'allarme: “Il fabbisogno di personale passerà dalle attuali 98 unità a 42”.

Piaggio Aero

fa marcia indietro sui 165 licenziamenti annunciati e ha aperto una trattativa sul piano industriale. Nel luglio 2014 a Roma è stato firmato un accordo tra sindacati e azienda: la società si è impegnata a investire 135 milioni di euro e a sospendere gli esuberi. Lo stabilimento di Finale Ligure è stato chiuso e i lavoratori trasferiti nel nuovo impianto di Villanova d'Albenga.

Buildtech Marcegaglia

A fine 2013, Marcegaglia Buildtech ha chiuso il suo stabilimento di Taranto, dove produceva pannelli fotovoltaici. Dei 134 dipendenti, alcuni hanno accettato un incentivo al'esodo, altri hanno sono stati ricollocati in diverse sedi della società. A dicembre 2014, si è fatta avanti l'azienda piemontese Otlec, che ha comprato l'impianto e garantito il riassorbimento dei restanti 85 operai.

Fincantieri

Alla Fincantieri di Palermo, su 472 addetti, 270 sono in cassa integrazione a zero ore da ottobre, mentre mille lavoratori dell'indotto vivono da anni di ammortizzatori sociali.In seguito a un accordo tra azienda e sindacati, è stato deciso di gestire i 140 esuberi attraverso accompagnamenti alla pensione, trasformazione di full time in part time e rotazione della cassa integrazione, che non sarà più a zero ore, coinvolgendo tutti i lavoratori.

Iglesias

A ottobre, i lavoratori dell'Igea, società mineraria controllata dalla Regione Sardegna, hanno occupato per tredici giorni le miniere del Sulcis. Il loro timore era che non fosse approvato il bilancio e che per la società si prospettasse il fallimento. Così non è stato e le occupazioni sono state interrotte, ma resta da sciogliere il nodo dei 6 milioni di euro di lavori già eseguiti ma non ancora pagati. Lo sblocco delle convenzioni da parte della Regione è necessario per pagare fornitori e stipendi. Dopo la mobilitazione dei lavoratori, con 37 operaie che hanno occupato le miniere, si è arrivati a un accordo nel dicembre 2014. L'intesa prevede l'uscita di 104 persone vicine alla pensione e garantisce la continuità lavorativa. La Regione intanto ha stanziato 5,5 milioni di euro per sbloccare gli stipendi arretrati.

Metropolitana di Napoli

A Napoli, l'inaugurazione della stazione Garibaldi della metropolitana è stata a rischio fino a due mesi prima dell'inaugurazione. La società concessionaria dei lavori della linea 1, a ottobre, ha avviato la procedura di cassa integrazione per i 48 dipendenti dell'azienda. Dopo un incontro con il Comune, si è raggiunto un accordo per la riduzione dell'ammortizaatore sociale a tre giorni mensili. L'intesa ha scongiuato il fermo dei cantieri e, secondo i sindacati, permetterà ai dipendenti di rientrare a lavoro, a pieno regime, con l’apertura della tratta Centro Direzionale-Capodichino-Di Vittorio.

Termini Imerese

Chiuso da Fiat nel 2011, in tre anni lo stabilimento di Termini Imerese ha visto sfilare una serie di pretendenti che si sono sistematicamente rivelati dei bluff. A due settimane dal termine ultimo, si è presentata Metec, azienda piemontese dell'indotto Fiat, che si occupa di componentistica auto. Attraverso la newco Blutec, l'azienda dichiara di voler produrre componenti, auto ibride ed elettriche. Il piano industriale prevede il riassorbimento dei 770 dipendenti in cassa integrazione entro il 2018, per il momento l'ammortizzatore è stato però rinnovato per due anni con un'opzione per altri due.

Coca Cola

Nel nostro Paese, la produzione della multinazionale di Atlanta è calata del 7,6 % rispetto al 2012. Gaglianico è il secondo stabilimento italiano che il gruppo chiude nel giro di un anno, dopo quello di Cagliari: la produzione si fermerà il 28 febbraio. Per i 94 dipendenti si profila il ricorso alla cassa integrazione, mentre si cerca un nuovo acquirente per l'impianto. A Nogara (Verona), invece, l'azienda ha aperto una procedura di mobilità per 140 persone in seguito alla esternalizzazione della logistica, che verrà affidata ad una ditta terza. A luglio 2014, l'azienda ha aperto la procedura di mobilità per 306 addetti in tutta Italia. Nel settembre 2014 sindacati e azienda hanno firmato un accordo che ha ridotto gli esuberi a 160 unità. Le uscite avverranno in via prioritaria sulla base di criteri di volontarietà e raggiungimento dei requisiti per la pensione.

Ast, Acciaierie

La Acciai Speciali Terni del gruppo Thyssen nel luglio 2014 ha annunciato 550 esuberi e lo spegnimento di uno dei forni dello stabilimento umbro. A dicembre, azienda e sindacati hanno firmato un accordo che prevede 100 milioni di investimenti e 290 uscite volontarie.

Alcoa

Naufragata la trattativa con Klesch, prosegue la discussione con Glencore. IA inizio gennaio, il ministero del Lavoro ha firmato il decreto per garantire un altro anno di cassa integrazione per i dipendenti. Ma la situazione dell'Alcoa e di tutto l'indotto resta a rischio licenziamento

Vela spa

A ottobre 2014 è stata aperta la procedura di licenziamento collettivo per i 119 dipendenti della Vela spa di Corte Franca (Brescia), che produce laterizi per il settore edile.

Alpi legno

Alpi legno, colosso e leader nel mercato del legno impiallacciato, ha annunciato la mobilità per circa 250 dipendenti su un totale di 500 lavoratori. I sindacati hanno proclamato lo stato di agitazione con 16 ore di sciopero e chiedono l'avvio di un tavolo isitituzionale per affrontare la vertenza.

Seves

Scongiurata - per ora - l'ipotesi di chiusura dello stabilimento di Firenze, previsto per giugno 2014. Per i quasi cento lavoratori dell'azienda, che produce mattoni in vetro cemento, è stato accordato un anno di cassa integrazione che scade a maggio 2015. Nel frattempo, bisognerà trovare un compratore che rilevi l'attività.

Cartiera Romanello

Dopo due anni di cassa integrazione, è arrivata la chiusura. Le Cartiere Romanello di Campoformido (Udine) hanno cessato l'attività il 19 giugno 2014. Licenziati tutti i 125 lavoratori, che hanno accettato un incentivo all'esodo.

Jabil

Jabil Circuit Italia, multinazionale americana leader mondiale nella produzione di componenti elettronici, ha accolto la richiesta del governo e mantiene la produzione nello stabilimento di Marcianise (Caserta) e assicura che non procederà a licenziamenti unilaterali, privilegiando gli ammortizzatori sociali per la gestione degli esuberi (circa 400 su un totale di 750 addetti)

Atitech

la società che si occupa di manutenzioni aeree, avvia la mobilità per 135 lavoratori su un totale di 635, una riduzione già programmata nell'accordo sottoscritto nel 2009 a Palazzo Chigi.

Cartiera Burgo

Nell'ottobre 2013, il gruppo Burgo ha annunciato l'intenzione di mettere in mobilità 68 dipendenti della cartiera di San Giovanni di Duino (Trieste). A febbraio l'azienda ha siglato un accordo con i sindacati per ridurre a trenta le procedure di mobilità. Ma i problemi non sono mancati anche in altre sedi del gruppo. Ad agosto, la società ha deciso di chiudere lo stabilimento di Avezzano (L'Aquila). Poi, il parziale dietrofront: 50 persone continueranno a lavorare in Abruzzo, 60 in altri stabilimenti del gruppo, 75 andranno in mobilità volontaria. L'impianto di Mantova, invece, ha chiuso nel 2013 e 188 operai in cassa integrazione sono ancora in attesa di conoscere il proprio futuro.

Agile

L'odissea dei lavoratori Agile ex Eutelia è cominciata nel 2010, quando la società informatica è passata in amministrazione straordinaria e i suoi duemila dipendenti sono stati messi in cassa integrazione straordinaria. I vertici dell'azienda sono stati processati per associazione a delinquere, bancarotta fraudolenta e aggiotaggio. Da allora, il personale si è ridotto a 780 unità. A dicembre 2013, scaduta la cig straordinaria, si è passati a quella in deroga. Un anno dopo sono scattati i licenziamenti collettivi. E' stato aperto un tavolo al Mise per studiare soluzioni per il ricollocamento dei lavoratori.

Fiat

Negli stabilimenti del Lingotto distribuiti sul territorio nazionale, è ancora massiccio il ricorso agli ammortizzatori sociali. Cassa integrazione fino a settembre 2015 per i 6mila addetti di Mirafiori, contratti di solidarietà per 1.800 operai di Pomigliano d'Arco, cassa a rotazione per 3.800 lavoratori di Cassino. Il rilancio di Melfi, invece, ha previsto l'assunzione di mille persone, ma attraverso agenzie interinali, e il rientro dalla cassa integrazione di 5mila addetti. Ad aprile 2015, l'azienda e i sindacati Fim, Uilm, Ugl, Fismic e Quadri hanno concordato un nuovo sistema retributivo, che prevede bonus salariali legati all'efficienza e ai risultati operativi del gruppo. Si tratta di un'operazione accusata dalla Fiom di volere "cancellare il sindacato e il contratto nazionale".

Ilva

A dicembre 2014, il governo ha decretato l'entrata dell'Ilva di Taranto in amministrazione straordinaria. Entro gennaio è prevista la nomina dei commissari straordinari che dovranno alzare un velo sul piano vero e proprio, a partire dall'impegno pubblico per il rilancio dell'azienda. L'obiettivo dichiarato è di passare entro 36 mesi la mano a privati come il tandem Mittal -Marcegaglia.

Abit di Grugliasco

in mobilità 97 dipendenti. La cooperativa che produce latte, mozzarelle e formaggi a Grugliasco chiude e lascia a casa 97 dei 105 dipendenti. E' la stessa situazione di 9 anni fa quando l'Abit in rosso di 27 milioni chiese cassa e mobilità per 85 dipendenti, trovando nel marchio marchigiano Cooperlat l'ancora di salvezza.

Autogrill di Rozzano

ha annunciato 43 esuberi nella sede centrale di Rozzano. Con l'azienda è già in corso una trattativa sui 140 lavoratori della rete autostradale posti in mobilità lo scorso gennaio, ora ridotti a 39 dopo il riassorbimento in azienda concordato con i sindacati. A Rozzano sono occupati 444 impiegati e 61 dirigenti. Gli esuberi riguardano, nella gran parte, personale impiegatizio di alto livello o quadri.

Berco

l'8 agosto raggiunta intesa ed evitata la messa in mobilità di 611 lavoratori e la cessata attività del sito di Busano Canavese. L'accordo definisce un percorso che, utilizzando la Cassa integrazione guadagni straordinaria a rotazione e meccanismi di dimissioni volontarie incentivate, prevede che - prima della scadenza della stessa Cassa integrazione - venga effettuato un esame in sede ministeriale. Ciò allo scopo di verificare se gli strumenti sopra ricordati avranno determinato l'azzeramento degli esuberi, o se vi sarà invece la necessità di ricorrere a nuovi strumenti per la gestione di eventuali eccedenze.

Bertocci

di Sesto Fiorentino, specializzata nella produzione di accessori per il bagno di altissima gamma, ha cessato la produzione a luglio. Senza lavoro ci sono 39 lavoratori per i quali è stata chiesta la cassa integrazione. Si cerca un compratore. La crisi si fa sentire nella piana di Sesto con la chisura anche della Bp studio che dopo la pausa estiva non ha riaperto lasciando a casa 22 lavoratori. Lettere di licenziamento per 10 lavoratori anche dallaFrescura Porcellane

Cementificio Holcim

di Merone (Como), spegne il forno, 160 operai in Cig e 300 dell'indotto a rischio

Coop Afragola

mancato accordo, a rischio 225 posti di lavoro. Si è interrotto con un mancato accordo, il confronto per trovare una soluzione alla procedura di mobilità dell’iper mercato di Afragola.

EX SCHLECKER

La catena austriaca di negozi Dayli è in liquidazione dal 2013. Degli oltre mille lavoratori iniziali, più della metà sono stati ricollocati in altre aziende. Ma 167 punti vendita non hanno riaperto. A maggio 2014, la società è stata ammessa al concordato preventivo e i quasi 500 dipendenti ancora senza lavoro sono stati messi in cassa integrazione per un anno. Nell'aprile 2015 la catena Crai ha acquisito 78 negozi con 250 addetti.

De Tomaso

Nel luglio 2013, la casa automobilistica De Tomaso è stata dichiarata fallita. Da allora, i 940 dipendenti (822 a Grugliasco e 128 a Livorno) sono in cassa integrazione. L'ultimo rinnovo è datato novembre 2014. Ma in tutto questo tempo, non è stata ancora trovata una soluzione.  

Dometic Italy

Dometic (Forlì), raggiunto accordo per Cig e mobilità. Dodici mesi di cassa integrazione per crisi aziendale a rotazione e mobilità volontaria con incentivi all'esodo pari a 30/20 mila euro individuali a seconda del momento di uscita. Sono i punti principali dell'accordo per la gestione della crisi Dometic, la multinazionale svedese che ha deciso di spostare le produzioni in Cina. Il sito di Forlì manterrà la produzione di condizionatori 'freshlight' (alta gamma) e dei generatori e gli esuberi verranno ridotti da 45 (su 75 unità) a 26. .

Eni

Eni, Gela, a rischio 3500 posti Drammatica situazione a Gela, dove rischiano il lavoro più di 3.500 persone tra dipendenti diretti e indotto, e dalle posizioni recentemente rese note da Eni su blocco di investimenti, dalle scelte preoccupanti di ridimensionamento degli assetti industriali, occupazionali e della politica energetica del Gruppo nel nostro paese.

Ericsson

Dopo avere annunciato 335 esuberi, la multinazionale svedese delle telecomunicazioni ha trovato un accordo con i sindacati, nel luglio 2013, per fare rientrare le eccedenze: mobilità incentivata, contratti di solidarietà, riqualificazione del personale.

Ex Filanto di Casarano

Filanto di Casarano, 370 lavoratori senza Cigs, verso il fallimento.  Il ministero del Lavoro non ha accordato la Cigs per crisi aziendale, relativa al periodo che va da agosto a dicembre 2013.  

Galeati Perugia Industrie Grafiche Srl

di trevi, ha comunicato il fallimento e mandato a casa 20 dipendenti. Si tratta dell’unico centro stampa, con servizi connessi, di tutta la Regione dell’Umbria dalle cui rotative tutti i giorni escono il Corriere dell’Umbria e il Giornale dell’Umbria.

Guess

La multinazionale della moda Guess, a marzo 2016, ha deciso di trasferire in Svizzera il reparto di sviluppo, prodotto e stile che finora facevano capo alla sede di Firenze. Questa scelta ha prodotto 80 esuberi: i lavoratori fiorentini hanno protestato con una serie di scioperi.

INDESIT Whirlpool

Nel 2014, la multinazionale degli elettrodomestici Whirlpool ha acquistato l'italiana Indesit. Ma nell'aprile 2015 l'azienda ha dichiarato 1.350 esuberi e la volontà di chiudere gli stabilimenti di Albacina, None e Caserta. Un mese dopo il numero delle eccedenze è stato alzato a 2.060 unità. Un accordo è stato trovato solo a luglio: l'intesa prevede un investimento di oltre 500 milioni, la rinuncia alla chiusura degli impianti e il ritiro degli esuberi, grazie all'utilizzo di ammortizzatori sociali e ad incentivi all'esodo e alla pensione.

Irisbus

Dopo tre anni di produzione ferma e cassa integrazione per 300 lavoratori, nel dicembre 2014 è stato trovato un acquirente per lo stabilimento ex Irisbus di Flumeri (Avellino). Si tratta della newco Industria italiana autobus, controllata all'80% dalla filiale italiana del gruppo cinese King Long e al 20% da Finmeccanica, che ha ceduto alla stessa Industria Italiana Autobus la Bredamenarinibus.

Italcementi

Dopo l'acquisto da parte di Heidelberg, Italcementi si prepara a fronteggiare esuberi di personale. Il piano della società tedesca, reso noto ad aprile 2016, prevede 400 eccedenze su 2.500 addetti in Italia entro il 2020. La società vuole gestire gli esuberi attraverso ricollocazioni interne, cassa integrazione e uscite anticipate.

Knauf

di Chivasso, taglia 28 posti. L'azienda multinazionale tedesca leader nella produzione di pannelli per l'isolamento termoacustico lo scorso 29 agosto ha licenziato con una lettera 28 dipendenti.

Lyondell Basell

La multinazionale olandese-americana ha avviato un ridimensionamento del sito che produce ogni anno due terzi dei brevetti internazionali del gruppo, con 105 esuberi. Dopo l'intervento del governo gli esuberi si sono ridotti a 41.

Marangoni

Tyre di Anagni, annunciata chiusura stabilimento. Non ha ripreso la produzione dopo la pausa estiva e la proprietà ha comunicato che la fabbrica chiuderà. La Marangoni Tyre di Anagni, in provincia di Frosinone, produce pneumatici e occupa 410 persone (oltre 500 con l'indotto). A giugno 2014, sono partite le prime lettere di licenziamento. Le speranze dei lavoratori sono riposte nelle due trattative aperte per la cessione dello stabilimento.

Menarini

contratto di solidarietà per 1.600 lavoratori. Dopo una lunga e complessa trattativa, il 9 luglio a Firenze Filctem-Cgil, Femca-Cisl, Uiltec-Uil e le Rsu interessate hanno sottoscritto un importante accordo con la “Menarini”, il primo gruppo farmaceutico italiano in Europa, per l'applicazione del contratto di solidarietà, a fronte della recente dichiarazione da parte dell'azienda di 730 esuberi. L'accordo di solidarietà riguarderà tutti i 1600 lavoratori, informatori scientifici del farmaco, area manager e SCM

Natuzzi

Nel luglio del 2013 la Natuzzi, azienda pugliese attiva nella produzione di divani, ha dichiarato 1.700 esuberi. Tre mesi dopo, un accordo al Mise con i sindacati ha ridotto il numero delle eccedenze a 1.500: l'intesa prevedeva la proroga della cassa integrazione per un anno e l'arrivo, dallo stabilimento Natuzzi in Romania, di una linea di produzione che sarebbe poi stata affidata ad aziende locali. Un anno dopo, in mancanza di offerte, le attività provenienti dall'Est Europa sono state riassorbite dalla stessa Natuzzi e, nell'ottobre 2014, è stata firmata un'ulteriore proroga della cassa integrazione. A gennaio 2015 le parti hanno raggiunto un nuovo accordo: contratti di solidarietà per 1.400 persone, mentre per 300 dipendenti prosegue la cig straordinaria.

Om di Bari

Dopo la protesta degli oltre 220 dipendenti dell’azienda messi n cassa integrazione straordinaria e che hanno presidiato la fabbrica per tutta l'estate, è stato siglato l'accordo il 21 dicembre per liberare il presidio e lasciare liberi i carrelli dell'azienda in cambio del ritiro delle denunce da parte della Om. Il 15 gennaio al Mise si scoprirà se esiste davvero un nuovo soggetto industriale interessato a rilevare l'azienda.

Plasmon

annunciati 216 esuberi su tutto il territorio nazionale. A meno di tre mesi dall’operazione di acquisto della Heinz Plasmon da parte di Berkshire Hathaway e di 3G Capital sono stati annunciati 216 esuberi su un totale di 900 unità su tutto il territorio nazionale, pari al 25% della forza lavoro. Nel dettaglio i tagli annunciati riguardano 112 addetti a Milano su un totale di 332, 56 a Latina su 398 e 36 ad Ozzano Taro (Parma) su 216. Intanto il coordinamento sindacale del gruppo ha proclamato 4 ore di sciopero per martedì 24 settembre e si attiverà per l'apertura di un tavolo di crisi presso il Ministero dello sviluppo economico.

Prb

di Fermignano (Marche), annunciati 65 esuberi.

Rdb

di Bitetto, a rischio 70 posti. Lo stabilimento che produce prefabbricati in cemento armato rischia di chiudere lasciando a casa circa 70 lavoratori. Secondo alcune voci la fabbrica sarebbe stata ceduta ma il futuro resta incerto.

Sandretto

(Torino). Dopo l'annuncio della cassa integrazione per 138 dipendenti è stato raggiunto la scorsa notte l'accordo per la cessione da parte dei proprietari brasiliani Romi dello stabilimento di Pont Canavese, e di tutti i lavoratori (fino ad oggi impiegati anche sullo stabilimento di Grugliasco) ad una newco, la Scout One, composta dalla societa' francese Photonike, quotata alla Borsa di Parigi, e impegnata nello sviluppo di progetti per il settore delle energie rinnovabili, e da quattro imprese italiane, raccolte attorno all'ex commissario Massimo Postiglione. Due delle imprese italiane sarebbero attive in settori attigui a quello della storica azienda piemontese, che realizza stampi in plastica per presse. La transazione dovrebbe essere vicina ai sette milioni. Per quanto riguarda l'occupazione gli acquirenti si sono impegnati ad assorbire tutta la manodopera. Sono previsti tre anni di cassa integrazione di cui il primo per crisi e gli altri due per riorganizzazione

San Gemini

Prosegue lo sciopero compatto dei lavoratori della San Gemini dopo la retromarcia del gruppo Norda che mette fortemente a rischio 136 posti di lavoro diretti e altre centinaia nell'indotto. Secondo il sindacato la situazione impone entro il 24 settembre (quando il tribunale si pronuncerà sulle sorti di San Gemini), il ripristino della trattativa con Norda o comunque con soggetti che garantiscano un piano industriale in grado di difendere produzioni e occupazione.

Targetti Sankey

(Firenze), l'azienda ha annunciato 160 esuberi su un totale di 260 dipendenti, ossia il 60% dell'intero organico. Si tratta del 25% in più dei 130 esuberi già dichiarati due anni fa e risolti con contratti di solidarietà in scadenza a novembre prossimo. I licenziamenti sono stati scongiurati con un accordo che ha previsto un ulteriore ricorso ai contratti di solidarietà per i dipendenti. 

Thun

di Bolzano ha deciso la mobilità per 30 dei 186 addetti della sede di Bolzano. La decisione è dovuta al forte calo delle vendite.  Il brand è noto in Italia e in Europa per le ceramiche e gli oggetti in ceramica. La società conta su 360 negozi monomarca di cui 55 a gestione diretta. In Germania, Austria e Svizzera è presente in 500 punti vendita multimarca e in Cina in sei negozi monomarca.

Trombini

ha annunciato la chiusura dello stabilimento di Frossasco, ex Annovati dove si fabbricano pannelli di truciolato per mobili, sia quello chimico di Luserna. A rischiare il posto di lavoro sono 150 persone. La decisione è stata presa dopo che si sono arenate le trattative per la vendita di una parte dell'azienda al gruppo cinese Goundong Construction.

Videocon

di Anagni. Dopo il fallimento nel giugno del 2012, per i 1100 lavoratori della Videocon, azienda produttrice di televisori al plasma e chiusa dal 2008,è finita anche la cassa integrazione straordinaria. Il governo e il tribunale non hanno concesso la proroga degli ammortizzatori sociali, quindi ora non resta altro che la mobilità.

Whirlpool

conferma la chiusura dello stabilimento di Spini di Gardolo (Trento) che conta 468 dipendenti. La Provincia è impegnata a trovare una soluzione per la riconversione produttiva.

Artenius Italia di San Giorgio di Nogaro

oltre 100 lavoratori a rischio. In bilico il futuro dei 110 lavoratori diretti e 40 indiretti della Artenius di San Giorgio di Nogaro, dopo che l'azienda è stata dichiarata fallita dal Tribunale di Udine.

Ideal Standard

Dopo avere annunciato il licenziamento per i 450 lavoratori dello stabilimento di Orcenico (Pordenone), Ideal Standard è tornata sui suoi passi: è stato trovato un accordo per la concessione della cassa integrazione in deroga. Si è fatta avanti una cooperativa per rilevare lo stabilimento, la Ideal Scala. Tuttavia, l'accordo con l'azienda non è ancora stato trovato e, a novembre, è scattata la mobilità per tutti i dipendenti.

EVRAZ PALINI E BERTOLI

Il sito produttivo di San Giorgio di Nogaro della società, controllata dal gruppo russo Evraz, è fermo dall'agosto 2014, quando i 140 dipendenti sono stati messi in cassa integrazione a zero ore. Nel novembre 2014 l'azienda ha presentato un piano industriale che prevede la ripartenza della produzione il prossimo autunno. A febbraio la direzione ha annunciato l'avvio della manutenzione propedeutica al riavvio dell'impianto. I lavoratori in cigs, oggi 128, dovrebbero essere riassorbiti.

Cartiera di Rivignano

macchine e stipendi fermi. L'azienda è in stato di crisi dall'agosto 2013, quando i 70 dipendenti sono stati messi in cassa integrazione. Nell'ottobre 2014 in 29 hanno ricominciato a lavorare nel settore cartotecnico. A marzo 2015 l'impianto è stato acquisito da una cordata di imprenditori veneti che prevedono di far ripartire la produzione a pieno regime entro fine maggio. I 17 esuberi previsti sono scesi a 7.

Ideal Standard di Orcenico

trovato accordo ma con la cassa L'azienda, ha manifestato la disponibilita' ad attivare la Cassa in deroga in deroga per tutti gli stabilimenti, e ritira le procedure di mobilità per i 409 dipendenti dello stabilimento di Orcenico.

Electrolux

intesa raggiunta tra azienda, governo e sindacati che salva i posti di lavoro grazie ai contratti di solidarietà e a supporti statali. L'azienda mantiene in vita gli stabilimenti produttivi almeno fino al 2017. I lavoratori, con referendum, hanno approvato largamente l'intesa

Magna Closures

stop alla cassa integrazione. Alla Magna Closures, azienda che produce serrature per auto, sono rientrati tutti gli esuberi tanto che l'azienda ha deciso la chiusura anticipata della cassa integrazione. La fabbrica produce per metà per il gruppo FIAT e per l'altra metà per Audi-Volkswagen.

Lucchini di Piombino

Le acciaierie Lucchini di Piombino sono state acquistate nel maggio 2015 dalla società algerina Cevital. L'azienda ha promesso 700 milioni di euro di investimenti. Dei 2.200 operai, la metà è stata riassunta subito, mentre i restanti 1.100 torneranno al lavoro solo nel novembre del 2016: nel frattempo, resteranno in cassa integrazione a zero ore.

Mivar

dalla Tv ai mobili, dipendenti in mobilità da dicembre. La Mivar storico marchio di Tv made in Italy situato ad Abbiategrasso, produrrà le ultime televisioni fino a dicembre. Dopo si occuperà solo della manutenzione, garantita per 24 mesi dal contratto di acquisto. In azienda rimarranno solo alcuni tecnici, il fondatore e pochi parenti. Al momento lavorano alla Mivar circa 40 persone che dalla fine di dicembre saranno quasi tutti in mobilità.

Sirti

raggiunto accordo per gestione esuberi, più solidarietà e CIG in deroga. Ulteriore ricorso ai contratti di solidarietà per altri 549 addetti (oltre ai 260 già attivi) con scadenza a maggio 2014 e Cassa integrazione in deroga per 67 lavoratori (da ottobre a dicembre 2013). Questi i termini dell'accordo che pone fine alla vertenza sugli ultimi 139 esuberi per i quali la Sirti, società di impiantistica delle Tlc, aveva aperto la procedura di mobilità.

Merck

243 in mobilità in Italia. Ridimensionamento per il colosso farmaceutico Usa Merck, noto come MSD. In Italia il gruppo ha annunciato la mobilità per 243 addetti tra informatori scientifici e funzioni di supporto. La riorganizzazione italiana si inserisce nel più ampio piano di riassetto che la multinazionale ha avviato su scala mondiale e che prevede 8.500 esuberi.

Ilcea

Ilcea (Vallette), azienda in liquidazione, 60 posti a rischio. La storica conceria Ilcea che produce pellami per calzature di alta gamma (Vuitton, Prada, Gucci e Church) da luglio è in liquidazione e i suoi 60 addetti non ricevono lo stipendio e neppure la cassa integrazione.

Della Ciana Cashmere

oltre 30 posti a rischio. Per i lavoratori della Compagnia Manifatture Cashmere spa (Della Ciana) di Santa Maria Rossa (Perugia), nel 2012 è cominciata la cassa integrazione ordinaria a zero ore trasformatasi a settembre in straordinaria, sempre a zero ore. Se non si troverà una soluzione, al termine della Cassa i lavoratori si troveranno senza lavoro.

Parima di Macerata

azienda chiusa da luglio. 18 dipendenti lasciati a casa senza stipendio. StMicroelettronics (Catania) A Catania, dal primo trimestre del 2014 si avvierà la dismissione della produzione del 6 pollici, considerata matura e il relativo trasferimento nelle aziende del Far East di questa lavorazione. Questo percorso non comporterà, a detta della St, alcun impatto negativo sull'occupazione. Ma la mobilitazione dei sindacati è già cominciata

Oleificio Carapelli

congela 55 esuberi e ricorre alla CIGS. Carapelli congela la mobilità per i 55 lavoratori e ricorre alla Cig straordinaria, già in vigore da gennaio per 28 lavoratori. L'oleificio Carapelli occupa un totale di 280 addetti tra Firenze e Milano.

Parima di Macerata

resta a Bologna, ma 17 dipendenti restano a casa. Accordo raggiunto per lo stabilimento Mandarina Duck di Cadriano, nel Comune bolognese di Granarolo. L'intesa prevede il mantenimento dell'attività sul territorio provinciale, la salvaguardia della maggior parte dei posti di lavoro, la riduzione degli esuberi da 22 a 17 e l'utilizzo di tutti gli ammortizzatori sociali conservativi disponibili per il maggior tempo possibile, oltre ad un accordo sindacale di mobilità.

Vestas di Taranto

sospesa mobilità per una settimana. E' stata sospesa la procedura di mobilità per i 147 lavoratori della Vestas Nacelles, l'azienda tarantina di proprietà della multinazionale danese Vestas che produce turbine per pale eoliche.

Carrier di Villasanta

Il colosso dei condizionatori Carrier, multinazionale americana ha deciso di chiudere lo stabilimento di Villasanta per trasferire la produzione in Repubblica Ceca, lasciando a casa 212 dipendenti e mettendo a rischio cicrca 100 lavoratori dell'indotto. Sessanta lavoratori hanno accettato una buonuscita di 70mila euro, mentre gli altri hanno deciso di ricorrere agli ammortizzatori sociali. Ora si cerca un acquirente che faccia ripartire l'attività.

Ies di Mantova

Ies di Mantova, stop degli impianti per il petrolchimico Ies di Mantova di proprietà dell'ungherese Mol. Per i 390 dipendenti si tratta di un primo passo verso la cassa integrazione straordinaria. Da una prima ipotesi di accordo tra azienda e sindacati sarebbero 85 le persone da ricollocare nel deposito e si punterebbe al part time per aumentarne il numero, inoltre circa 600 persone nell'indotto rischiano il posto di lavoro

Finmeccanica (AgustaWestland)

raggiunto l'accordo tra AgustaWestland e sindacati per la mobilità per 545 lavoratori della controllata di Finmeccanica. Ad ogni lavoratore collocato in mobilità sarà erogato un importo utile al raggiungimento dell'80% del valore della retribuzione individuale. La mobilità interesserà circa 190 lavoratori nello stabilimento di Cascina Costa, 95 a Vergiate, 90 a Brindisi, 60 a Frosinone, 45 a Lonate Pozzolo, 25 a Anagni, 20 a Sesto Calende, e 10 a Benevento e Tessera.

Montefibre di porto Marghera

dopo cinque anni di cassa integrazione e corsi di formazione che avrebbero dovuto garantire il reimpiego all'Autorità portuale dei dipendenti della Montefibre, arriva il licenziamento. L'azienda sommersa dai debiti ha venduto i terreni e le banchine al porto e per i dipendenti era stata decisa la strada del ricollocamento nella logistica, ma oggi queste promesse sono state disattese.

Newlat

Bologna, tre mesi di Cassa integrazione straordinaria in deroga, dal 1 gennaio all’1 aprile, per 220 lavoratori della Newlat, di cui 185 nello stabilimento di Reggio Emilia e 35 nello stabilimento di Bologna.

Ansaldo Breda

Nel febbraio 2015, Finmeccanica ha annunciato la vendita alla giapponese Hitachi delle controllate Ansaldo Breda e Ansaldo Sts. La nuova proprietà ha assicurato di volere mantenere i livelli occupazionali, ma questo non è bastato a tranquillizzare i sindacati: restano da sciogliere il nodo dei 130 esuberi dichiarati su Ansaldo Breda, ereditato da Finmeccanica, e il futuro del sito di Carini (Palermo), lasciato fuori dalla vendita a Hitachi.

Lear e Clerprem

Termini Imerese, lettere di licenziamento e iscrizione nelle liste di mobilità per i 174 lavoratori della della Lear e della Clerprem, aziende dell'ex indotto Fiat di Termini, specializzate nella produzione di sedili e imbottiture.

Profit Group

Il gruppo Profit Group comprende i marchi di Odeon Tv, Telecampione eTelereporter. La crisi della società ha portato, dal 2009 a oggi, al licenziamento di 110 lavoratori, tra tecnici, giornalisti e impiegati.

Nokia Solution Network

La società, al 100% proprietà del gruppo Nokia, nel 2007 aveva in Italia circa 3mila dipendenti. Nel giro di cinque anni l’azienda, in seguito a una serie di dismissioni, è scesa a 1.100 lavoratori. Poi, in seguito a una procedura di mobilità aperta nel luglio 2012, il numero dei dipendenti è calato ancora a 592. Un’ulteriore procedura di mobilità per 226 persone avviata nel luglio 2013 puntava a ridurre il personale a 366 effettivi, circa il 10% degli originari 3mila del 2007. Un accordo raggiunto nel dicembre dello stesso anno ha sospeso i 226 licenziamenti fino al 30 giugno 2014 attraverso il ricorso alla cassa integrazione. Ma il 3 ottobre 2014 115 dipendenti degli stabilimenti di Cassina de Pecchi (Milano), Roma e Napoli sono stati licenziati via e-mail “con effetto dal 6 ottobre”.

Askoll

A marzo 2014, la proprietà di Askoll ha confermato la decisione, già presa da tempo, di chiudere lo stabilimento di Castell’Alfero (Asti), che produce motori per lavatrici: l’intenzione era di delocalizzare in Slovacchia. Dopo una proroga, nel febbraio 2015 l'azienda ha ufficializzato che la produzione terminerà l'1 settembre. Per i 105 dipendenti che ancora ci lavorano dovrebbe scattare la mobilità, visto che il Jobs Act ha sancito la cancellazione della cassa integrazione nei casi di definitiva cessazione delle attività. Ma, visto che il decreto attuativo deve ancora essere scritto, l'assessore regionale al Lavoro punta a verificare con il ministero la possibilità di accedere comunque a quell'ammortizzatore. Nel frattempo la Regione si è impegnata a favorire la reindustrializzazione del sito.

Poste Italiane

Il governo chiama, Poste Italiane non risponde. Fino all’inizio del 2013, il servizio di meccanizzazioni postali è stato svolto da 260 lavoratori di due aziende appaltatrici. Poi Poste ha bandito un nuovo appalto, vinto da due nuove società, Selex Es e Ph Facility, che hanno annunciato il taglio di 150 dipendenti e l’assunzione ex novo dei lavoratori con un trattamento economico inferiore e condizioni contrattuali considerate peggiorative dai sindacati. Al tavolo convocato dal ministero dello Sviluppo Economico per risolvere la vertenza, non si sono presentate Poste Italiane e Ph Facility.

Banca Marche

Dopo l’esodo incentivato di circa 400 lavoratori del Gruppo Banca Marche con l’attivazione del Fondo Esuberi, l’azienda intende rivedere il ruolo e le indennità di un centinaio di dipendenti impiegati presso le direzioni generali di Jesi, Pesaro e Macerata. Il piano è oggetto di una difficile trattativa tra l’istituto e i dipendenti: all’ultimo incontro, i sindacati hanno abbandonato il tavolo in segno di protesta.

Ditec di Quarto D'Altino

siglato l'accordo tra azienda e sindacati per evitare 58 licenziamenti. L'intesa prevede un anno di cassa integrazione (rinnovabile a due anni se almeno 17 lavoratori troveranno un nuovo lavoro nei primi 12 mesi) e una dote di 24 mila euro per ogni lavoratore per le aziende che riassumono. Nello stabilimento resteranno solo 36 lavoratori del settore ricerca e sviluppo. L'azienda è controllata dalla svedese Assa Abloy che ha scelto di delocalizzare la produzione per metà in Cina e per metà in Repubblica Ceca, L’ammortizzatore sociale, a gennaio, è stato prorogato di altri quattro mesi.

Merloni di Fabriano

La società è finita in una spinosa vicenda giudiziaria, dopo la sentenza del Tribunale di Ancona che nel settembre scorso ha annullato le procedure di vendita dell’ex A. Merloni in amministrazione straordinaria alla J.P. di Giovanni Porcarelli. I 1.400 lavoratori si sono visti anche bloccare – e poi sbloccare – la cassa integrazione. E’ intervenuto anche il ministero dello Sviluppo Economico, che ha promesso ai sindacati un decreto per garantire la continuità di impresa e la cig per i dipendenti .

UNIPOL

Sui 900 esuberi interni alla compagnia assicurativa è stato raggiunto un accordo tra Unipol e sindacati. L’intesa prevede che sia agevolata l’adesione volontaria al Fondo di solidarietà (che consente prepensionamenti fino a cinque anni) con incentivi economici. Anche i trasferimenti, che avverranno su base volontaria, saranno agevolati.

Meridiana

Dopo avere annunciato oltre 1.600 esuberi, la compagnia aerea Meridiana ha congelato i licenziamenti. Nel marzo 2015, infatti, è stato trovato un accordo con Mise e sindacati per un anno di cassa integrazione.

Beltrame

Dopo avere aperto la procedura per la messa in mobilità di 310 dipendenti, la Beltrame di San Didero Torino è parzialmente tornata sui suoi passi. L’amministrazione ha infatti confermato l'intenzione di chiudere dell’acciaieria, ma al tempo stesso ha dato garanzie per continuare l’attività del laminatoio. Sono state così ritirate le procedure per la mobilità e portate avanti quelle per la cassa integrazione straordinaria, affiancata da mobilità volontaria.

E.On

Nel gennaio 2015, la multinazionale tedesca dell'energia E.On, che conta 900 dipendenti in Italia, ha ceduto buona parte delle attività termoelettriche del gruppo alla ceca Energeticky un Prumyslovy holding (Eph). I sindacati hanno chiesto a lungo garanzie sulla tenuta occupazionale e organizzato scioperi e manifestazioni. Tre mesi dopo, ad aprile, è arrivata l'intesa: l'azienda ha garantito che "le operazioni di vendita non avranno alcun impatto negativo dal punto di vista occupazionale e, pertanto, dalle stesse non scaturiranno, quale diretta conseguenza, esuberi di personale”.

Ferretti

E' stata scongiurata la chiusura dello stabilimento della Ferretti di Forlì, specializzato nella produzione di yacht di lusso, dove lavorano 400 operai. La società cinese Weichai, proprietaria del 75% dell'azienda, aveva infatti annunciato la chiusura dell'impianto, che avrebbe comportato trasferimento ed esuberi. A febbraio, tuttavia, è stato trovato un accordo che prevede il ricorso agli ammortizzatori sociali per gestire l’attuale calo di ordinativi, una procedura di mobilità volontaria e incentivata per 50 lavoratori nel gruppo e la proroga della durata del contratto aziendale, la cui scadenza ora slitta al 2017.

Leadri

Leadri di Lecce, ha annunciato l'avvio delle procedure di mobilità per 63 lavoratori. I sindacati avanzano una controproposta per la gestione degli esuberi: mobilità volontaria e contratti di solidarietà.

Micron

Micron, la multinazionale americana della microelettronica, che rilevò 3 anni fa da Stm la divisione memorie Numonyx, ha annunciato nuovi tagli: 223 ad Agrate Brianza (Monza) su 507 addetti, 128 a Catania su 324, 53 a Napoli su 131 e 17 ad Avezzano (L'Aquila) su 92.Micron, approvata dai lavoratori l'ipotesi di accordo che riduce gli esuberi. 87% dice sì.

Pirelli

Pirelli, Beckaert, sindacati, Regioni e istituzioni locali hanno firmato l'accordo per salvaguardare i 390 lavoratori di Figline Valdarno. L'accordo prevede una garanzia di attività dello stabilimento fino al 31 dicembre 2017. Inoltre, la nuova proprietà non potrà avviare una procedura di licenziamento se non in accordo con le Rsu, e mai oltre il 15% della forza lavoro. I lavoratori hanno approvato l’intesa con 275 sì su 390 aventi diritto.

Alitalia

L'accordo siglato tra Alitalia ed Etihad, nell'agosto 2014, ha previsto oltre 2.200 esuberi. In seguito, questo numero è stato ridotto, ma centinaia di persone sono state licenziate. Più di 700 dipendenti hanno accettato la mobilità volontaria. A novembre, sono scattate le procedure di licenziamento per quasi mille lavoratori: per 500 di loro, la compagnia si è impegnata a trovare una soluzione, mentre in 440 sono rimasti senza prospettive di ricollocamento.

Atahotel

La catena alberghiera ex Ligresti è stata recentemente acquisita dal gruppo Unipol insieme a Fondiaria Sai “con l’impegno dichiarato di un rilancio qualitativo delle strutture alberghiere”, ricordano i sindacati. A ottobre, il gruppo assicurativo ha aperto una procedura di licenziamento collettivo per 81 lavoratori su 384 occupati Atahotel. Nonostante l'intervento del ministero del Lavoro, che si è detto disponibile a concedere la cassa integrazione in deroga, l'azienda ha proceduto alla messa in mobilità.

Autogrill

AUTOGRILL, CAPODICHINO All'aeroporto di Napoli, Autogrill gestiva sei locali tra bar e ristoranti. Nell'ottobre 2014, a causa delle continue perdite delle attività, l'azienda ha licenziato i 70 dipendenti e ha chiuso tutti i punti vendita, sgomberando i locali.

Laterizi

A dicembre i sindacati hanno indetto uno sciopero per chiedere “il pagamento delle retribuzioni arretrate (circa 3 mensilità per lavoratore), il pagamento della 13esima del mese di dicembre 2012 e l’esigibilità del Tfr maturato con la precedente azienda", cioè la Vela spa di Corte Franca, da cui è nata la Indusirtia Italiana Laterizi.

Italtel

La società di telecomunicazioni nel 2013 ha dichiarato 450 esuberi, risolti con contratti di solidarietà e cassa integrazione straordinaria. Nel 2014, invece, l'azienda ha parlato di 380 eccedenze. Anche in questo caso, la società intende a ricorrere agli stessi strumenti, oltre che a un piano di uscite volontarie.

Nhitalia

Nel luglio 2012, Nh Italia, una delle maggiori catene alberghiere del Paese, ha aperto una procedura di mobilità per 392 lavoratori. Nel giro di due anni, il numero di esuberi si è ridotto a 102 addetti e, in seguito a un mancato accordo con i sindacati, l'azienda ha deciso di procedere con 80 licenziamenti.

Roland, Acquaviva

L'azienda giapponese che produce strumenti musicali elettronici, ha deciso di chiudere la filiale ascolana. La multinazionale, in seguito a un bilancio in negativo da anni, ha preparato un piano di riorganizzazione che prevede di delocalizzare la produzione in Cina. A rischio licenziamento i 150 dipendenti dello stabilimento di Acquaviva.

Safilo, Martignacco

Il 28 febbraio 2014 scade la cassa integrazione straordinaria per i dipendenti dello stabilimento di Martignacco della società Safilo, che produce occhiali. Per i 540 lavoratori si profila il rischio del licenziamento.

Sistemi Informativi

Da giugno 2013, i 292 lavoratori di Sistemi Informativi, azienda del gruppo Ibm, sono in cassa intergrazione ordinaria, richiesta per un calo dell'ordinato. I sindacati avevano firmato un accordo con la società per tutelare le fasce più deboli, tra cui i disabili, ma a dicembre, spiega la Rsu, l'intesa non è stata trovata e queste persone si sono trovate senza tutele.

Zh Campo Tures

L'azienda altoatesina, attiva nel settore edile, ha dichiarato il fallimento il 27 dicembre 2013. Come se non bastasse, l'Inps ha fatto sapere che non può essere applicata la richiesta di cassa integrazione straordinaria, in quanto avanzata prima della dichiarazione di fallimento. I 90 dipendenti rimangono così senza lavoro, senza stipendio e senza ammortizzatori sociali.

Perugina

continua la trattativa per i contratti a tempo determinato negli stabilimenti della Perugina, in quelli di Parma e di Ferentino in provincia di Frosinone. La proposta dell'azienda per i tre siti sarebbe quella di trasformare il contratto di lavoro da tempo indeterminato e tempo pieno in altre forme contrattuali (part time verticale) per centinaia di lavoratori. Il motivo di tale operazione, si giustifica l'azienda, sarebbe quello della stagionalità dei prodotti realizzati nei tre stabilimenti in questione.

Micro Vett di Imola

a partire dal 20 febbraio i 17 lavoratori di Imola saranno inseriti nelle liste di mobilità. E' quanto emerso dal Tavolo di salvaguardia che si è riunito in Provincia di Bologna, dopo la mancata acquisizione da parte dell'olandese El-Kw.

Memc Sunedison

in un incontro tenutosi nella sede dello stabilimento di Sinigo (Merano), l'azienda ha comunicato la chiusura definitiva della linea policristallo che coinvolge oltre 200 lavoratori.

Wartsila

l'azienda finlandese che produce motori marini aveva annunciato a fine gennaio 150 esuberi in Italia, gran parte dei quali per lo stabilimento di Trieste (1.100 dipendenti su un totale di 1.350 in Italia). Ad aprile, l'azienda ha comunicato di avere ridotto a 90 il numero delle eccedenze. Ma i sindacati hanno abbandonato il tavolo e proclamato uno sciopero, sostenendo che la diminuzione degli esuberi è dovuta al fatto che sono già state effettuate delle uscite su base volontaria.

Lactalis

Il gruppo francese vuole chiudere l'impianto Galbani di Caravaggio (Bergamo) con 218 dipendenti e spostare il reparto di confezionamento del Gorgonzola di Introbio (Lecco) che impiega 8 addetti. Ad aprile è stato trovato un accordo tra azienda e sindacati per gestire il personale degli impianti in chiusura: l'intesa prevede trasferimenti incentivati, pensionamenti e uscite volontarie.

Mvb di Zogno

avanzata la richiesta della cassa integrazione in deroga alla Manifattura Valle Brembana (330 dipendenti). L'inizio della Cig in deroga, che scadrà il 31 marzo, sarà retrodatato al 10 gennaio giorno successivo alla scadenza dell'anno di contratti di solidarietà.

Fiorucci Pomezia

accordo tra azienda e sindacati che prevede dodici mesi di contratti di solidarietà per 485 dipendenti su un totale di 600 unità.

Agrati di Collegno

La fabbrica di viti e bulloni ha chiuso i battenti nell'aprile 2014, lasciando 82 dipendenti senza lavoro. L'accordo firmato da azienda e sindacati prevede due anni di cassa integrazione straordinaria, mobilità volontaria e incentivata, ricollocazioni con indennizzi in altri stabilimenti Agrati.

Embraco di Riva di Cheri

azienda produttrice di compressori per frigoriferi e congelatori, e sindacati hanno siglato un verbale di accordo per l'utilizzo dei contratti di solidarietà per 573 dipendenti per un anno a partire dal 2 maggio. Venti lavoratori andranno in mobilità su base volontaria.

Ex Satiz di Moncalieri

verso il fallimento, 196 posti a rischio.

Telecom Italia (MILANO)

Nel luglio 2015, Telecom ha annunciato 1.700 esuberi sui 52mila dipendenti in Italia e ha congelato le 4mila assunzioni preventivate: una sorta di ricatto per mettere pressione al governo sullo sblocco degli ammortizzatori sociali. In un pre-accordo trovato un mese dopo con i sindacati, l'azienda ha rinunciato ai licenziamenti e allo scorporo delle attività di call center, ma intende procedere con i contratti di solidarietà. Lo strumento era già stato applicato negli anni precedenti per 32mila lavoratori.

Acqua Marcia Turismo

L'azienda, che gestisce alcuni degli alberghi più lussuosi della Sicilia, è in concordato preventivo. Nel novembre 2013 ha annunciato il licenziamento di più della metà dei suoi dipendenti, 134 su 213, e la chiusura dello storico Hotel delle Palme di Palermo. Non avverrà nulla di tutto questo, grazie a un accordo trovato nel febbraio 2014. L'intesa, tuttavia, prevede che un gruppo di dipendenti passi a un contratto part-time, con una media di 30 ore, e che i lavoratori dei servizi per camere, fattorini e frigo bar, saranno esternalizzati, ma manterranno retribuzioni e anzianità.

CIR – COMPAGNIA ITALIANA RIMORCHI

Il gruppo Cir - Compagnia italiana rimorchi, primo gruppo industriale in Italia per la costruzione di rimorchi, ha chiesto il concordato preventivo, non riuscendo a fare fronte ai propri debiti. A rischio il posto di lavoro dei 400 dipendenti dell’azienda, distribuiti nei tre stabilimenti di Nichelino (Torino), Tocco di Casauria (Pescara) e Verona.

LUCCHINI DI TRIESTE

A febbraio è stato sottoscritto un accordo sull'utilizzo della cassa integrazione guadagni straordinaria per la Ferriera di Servola (Trieste) specializzata nella produzione di ghisa: l'ammortizzatore sociale interessa al massimo 285 lavoratori a rotazione su un organico di 476 dipendenti. Il 6 ottobre 2014 lo stabilimento triestino è stato formalmente acquisito dal gruppo cremonese Arvedi. L'accordo prevede la riassunzione entro il 31 dicembre di 410 degli attuali 438 dipendenti. I 28 che rimangono fuori potranno seguire corsi di aggiornamento per essere riassorbiti nei mesi successivi.

MARCEGAGLIA (SESTO SAN GIOVANNI)

Il gruppo siderurgico Marcegaglia ha presentato un piano industriale che prevede la chiusura dello stabilimento di Sesto San Giovanni (Monza e Brianza) che conta 169 lavoratori e il trasferimento della produzione in quello di Pozzolo Formigaro (Alessandria). Il progetto non riduce i 75 esuberi dichiarati tra i due impianti. I sindacati si sono opposti al piano parlando di "licenziamenti mascherati". Un referendum tra i lavoratori ha approvato l'accordo tra sindacati e azienda che prevedeva il trasferimento della produzione a Pozzolo Formigaro dalla fine del 2014.

PININFARINA (CAMBIANO, TORINO)

Alla Pininfarina di Cambiano (Torino), che conta in tutto 300 dipendenti, l'azienda ha pensato di impiegare lavoratori esterni nonostante i propri operai siano in cassa integrazione. I sindacati hanno proclamato uno sciopero e definito inaccettabile il comportamento della società, sostenendo che l'ammortizzatore sociale sia "incompatibile con l’utilizzo di lavoratori esterni".

RETITALIA INTERNAZIONALE (ROMA)

Retitalia Internazionale è un organismo di diritto pubblico che fornisce servizi informatici per l’Istituto nazionale commercio estero, da cui è posseduta al 100%. L’istituto e il ministero dello Sviluppo Economico hanno deciso di vendere la società: contro questa scelta i lavoratori, in cassa integrazione da due anni, si sono opposti con scioperi e manifestazioni, parlando di una “svendita” che non darebbe garanzie occupazionali al personale.

Telenorba (Bari)

A marzo, la televisione locale Telenorba ha avviato la procedura di licenziamento collettivo per 73 dipendenti su un totale di 186 lavoratori: tra coloro che rischiano il posto, ci sono 14 giornalisti.

Unilever (Roma)

La multinazionale anglo-olandese Unilever possiede marchi soprattutto nell'ambito del settore alimentare e nei prodotti per l'igiene personale e per la casa, come Algida, Knorr, Cif, Mentadent. L'azienda annunciato 121 licenziamenti nelle sue quattro sedi italiane, soprattutto a Roma, dove rischiano il posto 108 persone.

Voice Care

La società di call center Voice Care, che gestisce i servizi 89.24.24 e 12.40 per conto di Seat Pagine Gialle, chiude i battenti il 1 maggio. Per i 200 lavoratori della sede di Chivasso (Torino) è stata richiesta la cassa integrazione in deroga.

Saremar

200 posti a rischio. La società ha formalizzato la richiesta di ammissione al concordato preventivo e per i 200 lavoratori marittimi della compagnia che cura i collegamenti con le isole minori (La Maddalena e San Pietro, ma anche la Corsica) scatta l'allarme rosso.

Teleperformancer

Il call center di Taranto che conta 1.800 dipendenti diretti più altri 1.000 atipici per la vendita, rischia la chiusura. 

Esaote

Esaote, aperto il tavolo al MISE. L'azienda produce sistemi diagnostici biomedicali con sede a Firenze ed a Genova. e ha presentato un piano che coinvolge circa 680 lavoratori con esuberi, esternalizzazioni e chiusure di reparti.

Tirreno Power

La centrale a carbone Tirreno Power di Vado Ligure è sotto sequestro dal 13 marzo 2014 per violazioni all’Aia, l’autorizzazione integrata ambientale, con l'apertura di un'inchiesta per disastro ambientale ed omicidio colposo. A giugno, l'azienda ha aperto la procedura di licenziamento per 315 persone. Un mese dopo, la società ha stretto un accordo con i sindacati: in cambio della rinuncia ai licenziamenti, si chiedeva la mobilità volontaria per almeno 111 dipendenti. In 126 hanno accettato questa soluzione. Per gli altri sono scattati i contratti di solidarietà. 

Keller di Villacidro

Il 17 novembre 2014, il tribunale di Cagliari ha decretato il fallimento dell'azienda, che produce vagoni per treni. L’azienda conta 475 dipendenti, 285 a Villacidro, in Sardegna, e 190 a Carini, in Sicilia: per loro si sono spalancate le porte del licenziamento. Contro la sentenza è partita una serie di ricorsi, portati avanti dai lavoratori, dai sindacati, dalle Regioni Sardegna e Sicilia e dal ministero dello Sviluppo Economico.  

Castelli di Bologna

dichiarata fallita, 130 posti a rischio. Il tribunale di Bologna ha dichiarato fallito il mobilificio Castelli di san Giovanni in Persiceto. La decisione arriva nonostante l'intesa raggiunta nelle scorse settimane con l'imprenditore  veneto Enzo Pavan disposto a rilevare l'azienda.  

Accenture Outsourcing

La compagnia telefonica British Telecom, unico committente della società di call center Accenture Outsourcing di Palermo, aveva annunciato la rescissione del contratto. La decisione avrebbe comportato il licenziamento dei 262 dipendenti. Dopo una vertenza lunga un anno, le due aziende hanno trovato un accordo: i lavoratori passano ad Atlanet, società di British Telecom, anche se con un taglio del 20% dello stipendio.  

CDC

A febbraio 2014, l'assemblea degli azionisti della Cdc di Pontedera (Pisa), azienda informatica, ha approvato la messa in liquidazione della società. L'impresa ripartirà con una newco, che però riassumerà, in base agli accordi sindacali, solo 97 dipendenti su un totale di 280. Per gli altri, è stata prevista la cassa integrazione e poi la mobilità.  

Groundcare

La società di handling aeroportuale Groundcare, che serve gli scali di Fiumicino e Ciampino, è stata dichiarata fallita nel maggio 2014. A febbraio, l'asta fallimentare è stata assegnata alla cordata formata da Aviation Services, Aviapartner Handling e Bcube Air Cargo. In base a un accordo sindacale, sono stati ricollocati 629 lavoratori su 850, mentre 220 dipendenti sono stati licenziati.  

Infocontact

A luglio 2014, la società di call center Infocontact ha dichiarato lo stato di insolvenza e si è aperta l'amministrazione straordinaria. Quasi un anno dopo, nel marzo 2015, la sede di Rende (Cosenza) è stata comprata dalla Comdata, che ha riassunto i 462 lavoratori. Altri mille dipendenti, tuttavia, rimangono a rischio. La società Abramo, che ha acquisito la sede di Lamezia Terme, non ha infatti trovato l'accordo con i sindacati. Così i commissari hanno aperto la procedura di licenziamento.

Ittierre

L'azienda tessile di Pettoranello (Isernia) ha fatto richiesta di concordato preventivo nell'autunno 2013. A luglio 2014, il giudice fallimentare ha omologato il piano concordatario presentato dalla Officine Tessili Italiane dell'imprenditore lombardo Antonio Rosati, vicepresidente del Genoa Calcio. Si prevede che continui per un anno la cassa integrazione per i 600 dipendenti.

Sitcom

Una volta persa la milionaria commessa di Sky, la società di produzione televisiva che si occupa dei canali tv Alice, Marcopolo, Leonardo e Nuvolari, ha dichiarato, ad aprile 2014, 74 esuberi su 94 dipendenti.

4U servizi

La principale commessa di 4U Servizi, società di call center di Palermo, è data da Sisal Match Point, attiva nelle scommesse sportive. A giugno 2014, l'azienda ha spostato l'attività in Albania, mettendo a rischio i 390 lavoratori, in contratto di solidarietà fino a dicembre. Ad aprile 2015, l'azienda ha aperto la procedura di mobilità per 175 dipendenti.

Agnesi Imperia

Il gruppo Colussi, che ne è proprietario, entro ottobre 2015 chiuderà lo storico pastificio, il più antico d’Italia. Da gennaio la produzione di pasta sarà gradualmente spostata a Fossano e per i 110 dipendenti scatteranno i contratti di solidarietà. Nell'ottobre 2014 i lavoratori hanno scioperato per quattro giorni contro la decisione.

Alpicar Aosta

Da gennaio 2014 ha cessato l'attività la Alpicar, concessionaria di Volkswagen e Audi in Valle d'Aosta. E' rimasta operativa solo l'officina, che è passata a una nuova società, la Alpiservice: l'azienda, fondata da due dipendenti, dà lavoro ai 19 addetti rimasti senza occupazione.

Arena Agroindustrie Alimentari

Nell'agosto del 2012 il tribunale di Campobasso ha aperto la procedura di concordato preventivo di Arena. Due mesi prima una cooperativa creditrice aveva chiesto il fallimento di due società controllate, Arena Alimentari Freschi e Codisal, con 27 milioni di debiti. Il liquidatore, nel luglio 2013, ha messo in vendita altri due marchi del gruppo.

Aviohandling

La società di handling dell'aeroporto di Verona è stata messa in liquidazione nel settembre 2012. Allora contava 210 dipendenti, dopo due anni ne sono rimasti 74: gli altri sono stati riassorbiti in altre aziende operanti nello scalo. Il 2 ottobre 2014 la Catullo, società proprietaria dell'aeroporto, ha avviato per loro la procedura di licenziamento collettivo.

Aviohandling

Per fronteggiare la crisi del settore la Berloni Cucine di Pesaro ha chiesto nell'ottobre 2012 il concordato preventivo. Un anno dopo si sono fatte avanti due società di Taiwan, Hcg e Thermos, che hanno fondato una newco di cui detengono il 50% per fare ripartire l'azienda. A settembre 2014 per i 240 dipendenti della vecchia Berloni sono state aperte le procedure di licenziamento collettivo. Ma solo cento di loro saranno riassunti dalla newco: per gli altri 140 si profila la perdita del lavoro.

Bombardier

Nel luglio 2014 la Bombardier di Vado Ligure, attiva nella progettazione e costruzione di treni e tram, ha garantito il mantenimento dell'occupazione fino a luglio 2015 grazie a una nuova commessa per tre locomotive. Tuttavia l'azienda ha anche spiegato di non avere altre commesse per gli anni 2015-2016, con grave rischio per i 600 lavoratori diretti e i 400 dell'indotto.

Dr Motor

L'azienda automobilistica molisana, fondata nel 2006, nel maggio 2013 ha chiesto il concordato preventivo. Era salita agli onori delle cronache per avere presentato un'offerta sullo stabilimento Fiat di Termini Imerese, mentre da mesi non pagava gli stipendi ai dipendenti.

Eataly

Ad agosto 2014 i dipendenti di Eataly Firenze hanno organizzato il primo sciopero contro l'azienda, accusando la dirigenza di fare ricorso massiccio a contratti precari, lavoro interinale e licenziamenti. I lavoratori denunciano che, da momento dell'apertura (dicembre 2013), la metà degli addetti ha perso il posto.

Edipower

Il progetto industriale della centrale termoelettrica, gestita da Edipower, prevede la chiusura di alcune linee ad olio combustibile per aprire una linea di Css (Combustibile solido secondario da rifiuti). I sindacati hanno lanciato l'allarme parlando di 300 posti a rischio.

E-care

A ottobre 2014, la società di call center Ecare aveva aperto la procedura di licenziamento collettivo per i 489 dipendenti della sede di Cesano Boscone (Milano), che intendeva chiudere a fine anno. A dicembre, poi, è arrivato un accordo con i sindacati: chiusura momentaneamente scongiurata e cassa integrazione di 5 mesi per i lavoratori.

Febal

Nel maggio 2014, la Febal, che produce cucine, ha annunciato il trasferimento della produzione da Pesaro a San Marino, facendo temere per la sorte dei circa cento lavoratori. Due mesi dopo, l'azienda ha firmato con i sindacati un accordo che garantisce l'occupazione e i livelli retributivi dei dipendenti, che lavoreranno però appunto nella Repubblica di San Marino.

Ferrosud

La Ferrosud di Matera, che produce materiale rotabile, fa ricorso da anni alla cassa integrazione. L'ultimo accordo prevede cig fino a dicembre 2014 per un centinaio di persone su un totale di 140 addetti. I problemi principali sono la carenza delle commesse e i collegamenti con la rete ferroviaria. I sindacati chiedono alla Regione di "intervenire per risolvere il problema della manutenzione straordinaria del raccordo ferroviario che unisce la Ferrosud alla rete nazionale".

Italia Alimentari

Ad agosto 2014 la Italia Alimentari del gruppo Cremonini ha deciso di chiudere lo stabilimento di Paliano (Frosinone) e aprire le procedure di mobilità per i lavoratori. Tra dipendenti e indotto, si parla di circa 50 persone. La società ha smantellato le linee di produzione durante le ferie di Ferragosto. Pochi giorni dopo, tuttavia, l'azienda ha ritirato i licenziamenti e ha accettato il ricorso alla cassa integrazione.

JOHNSON CONTROLS INTERIORS

Nel gennaio 2014 la Johnson Controls Interiors, azienda dell'indotto di Fiat Melfi, ha dichiarato 94 esuberi su un totale di 158 addetti. Per scongiurare i licenziamenti, società e sindacati hanno deciso il ricorso ai contratti di solidarietà per un anno a partire da febbraio 2014.

Mtm

Lo stabilimento Mtm di Guasticce, azienda che installa impianti gpl sulle auto, nel 2009 contava 800 dipendenti. Nel 2014 sono rimasti 108 lavoratori in cassa integrazione. I sindacati temono che la società voglia chiudere l'impianto e concentrare la produzione nel quartier generale di Cherasco, in provincia di Cuneo.

NEW LIVINGSTON

Il 7 ottobre 2014, la compagnia aerea New Livingston ha sospeso i voli, giustificando la scelta con la crisi del mercato e con crediti non riscossi. Per i 150 dipendenti della società è previsto il ricorso a cassa integrazione e mobilità. Peraltro la società è nata sulle ceneri della vecchia Livingston, dichiarata fallita nel 2011, che ha lasciato 234 lavoratori in mobilità.

TEATRO DELL'OPERA

A ottobre 2014, il Teatro dell'Opera di Roma ha aperto una procedura di licenziamento collettivo per 182 tra orchestrali e coristi. Il consiglio di amministrazione presieduto dal sindaco Ignazio Marino ha deciso l'esternalizzazione di coro e orchestra. A novembre, i licenziamenti sono stati scongiurati con un accordo che ha previsto un taglio del 10% degli stipendi.

Titan

La Titan produce ruote e freni per macchine agricole. Nell'ottobre 2014 l'azienda ha deciso di chiudere lo stabilimento di Crespellano (Bologna) e licenziare i suoi 200 lavoratori. Gli operai hanno risposto occupando la fabbrica.

Transystem

Nel settembre 2014 Poste Italiane ha deciso di non rinnovare i contratti che appaltavano il servizio di recapito poste ad aziende private. A farne le spese, a Genova, è stata la Transystem: dal 5 ottobre i 29 dipendenti non hanno un lavoro, mentre al loro posto, spiegano i sindacati, Poste ha assunto 30 persone con contratti trimestrali.

Valdostana carni

Nell'ottobre del 2013 la Valdostana Carni è stata messa in liquidazione. La società ha parlato di "problemi con clienti storici che non hanno onorato i nostri crediti". Per i 26 dipendenti è scattata la cassa integrazione straordinaria.

Verrès

Nel novembre 2013, ha chiuso i battenti la Verrès spa, storica azienda di monetazione partecipata da Zecca dello Stato e Regione Valle d'Aosta. Gli ultimi 40 dipendenti sono stati licenziati e hanno ottenuto un anno di mobilità e una buonuscita fino a 19mila euro.

ACC

Acc produce compressori e dà lavoro a 600 persone tra Mel (Belluno) e Pordenone. Ad agosto, il gruppo cinese Wanbao ha comprato la società in amministrazione straordinaria e a rischio chiusura. L'accordo, tuttavia, prevede il taglio di 412 lavoratori, che finiscono in cassa integrazione e la riduzione del 16% del costo del lavoro.

AKHELA

Acc produce compressori e dà lavoro a 600 persone tra Mel (Belluno) e Pordenone. Ad agosto, il gruppo cinese Wanbao ha comprato la società in amministrazione straordinaria e a rischio chiusura. L'accordo, tuttavia, prevede il taglio di 412 lavoratori, che finiscono in cassa integrazione e la riduzione del 16% del costo del lavoro.

ALMAVIVA

A marzo 2016, la società di call center Almaviva Contact ha dichiarato 2.900 esuberi. A incidere sulla decisione è stata la perdita della commessa Enel, oltre alle piaghe storiche del settore come la delocalizzazione e le gare al massimo ribasso. Il ministero dello Sviluppo economico ha aperto un tavolo di crisi per risolvere la vertenza.

ARCESE TRASPORTI

Nel settembre 2014, la società Arcese Trasporti ha annunciato 120 esuberi su 170 dipendenti. Secondo i sindacati, l'azienda intende assumere personale proveniente dall'Europa dell'Est.

BONINA

Nell'ottobre del 2014, quattro società del gruppo Bonina, che gestisce una serie di supermercati tra Sicilia e Calabria, hanno aperto procedure di licenziamento collettivo per 250 persone su circa 450 addetti. Le aziende in questione sono Csrs, Bondial, Sbm e Sicil Bond.

ITINERA

I lavori della diga Cumbidanovu, nel comune di Orgosolo (Nuoro), sono stati affidati alla società Itinera. Tuttavia, a causa di un contenzioso tra il consorzio di bonifica e l'impresa, le attività sono ferme dal 2012 e i 50 dipendenti sono andati tutti in cassa integrazione straordinaria. A novembre 2014, allo scadere dell'ammortizzatore sociale, sono partite le lettere di licenziamento.

KOSME

Nel luglio 2014, la Kosme di Roverbella (Mantova), azienda di macchine etichettatrici controllata dalla multinazionale tedesca Krones, ha annunciato la mobilità coatta per 139 dipendenti su 377. A ottobre, in seguito a un accordo con i sindacati, gli esuberi sono stati ridotti a 104, con l'utilizzo di cassa integrazione straordinaria. Intanto, l'azienda ha proposto un incentivo all'esodo. C'è tempo fino a settembre 2015 per trovare una soluzione per il personale in eccedenza.

LATTERIE FRIULANE

Il colpo di grazia è arrivato con lo scandalo della vendita di latte con le aflatossine, ma le Latterie Friulane di Campoformido (Udine) avevano già dichiarato 104 esuberi su 180 dipendenti nel 2013. Per i lavoratori si erano quindi aperte le porte della cassa integrazione. Sfumata l'ipotesi dell'acquisizione da parte di Granarolo, si è fatta avanti Parmalat. Tuttavia, la proposta dell'azienda di Collecchio non prevedono, per il momento, l'uscita dei lavoratori dalla cassa integrazione.

LFOUNDRY

La LFoundry di Avezzano (L'Aquila), ex Micron, è attiva nel settore dell'elettronica e dà lavoro a 1400 persone. L'azienda ha fatto ricorso ai contratti di solidarietà sulla base di una stima di 200 esuberi. A fine 2014, l'ammortizzatore sociale è stato prolungato fino ad agosto 2015. Intanto, sindacati e società hanno firmato un accordo per ridurre le eccedenze, ma se ne riparlerà alla scadenza della solidarietà.

ORVEA

In seguito all'acquisizione da parte del gruppo Poli, la catena di supermercati Orvea aveva annunciato oltre 100 esuberi. Con un accordo firmato a novembre 2014, per i dipendenti in eccesso è scattata la cassa integrazione. Intanto, un punto vendita ha già cessato l'attività e la stessa sorte toccherà ad altri due.

SANGALLI VETRO MANFREDONIA

La Sangalli Vetro Manfredonia ha spento il forno fusorio del suo stabilimento pugliese, fermando la produzione, e a gennaio ha chiesto il concordato preventivo. I 400 lavoratori, tra dipendenti diretti e indotto, sono in cassa integrazione e temono che l'azienda voglia portare la produzione nei suoi impianti al nord.

TRW

Lo stabilimento livornese di Trw, multinazionale americana nell'ambito della componentistica auto, dà lavoro a 450 persone. Nell'ottobre 2014, l'azienda ha comunicato l'intenzione di chiudere l'impianto: gli operai hanno occupato la fabbrica. Inutili i tentativi di convincere la società a tornare sui suoi passi: l'accordo firmato al ministero ha previsto la mobilità volontaria con un incentivo all'esodo di 60mila euro.

Alcatel Lucent

Nel giugno 2015, Alcatel Lucent ha ceduto il proprio stabilimento di Trieste all'americana Flextronics. Gli acquirenti hanno riassorbito i 670 addetti (300 a tempo indeterminato e 370 a termine), impegnandosi a stabilizzare 100 lavoratori in somministrazione. L'accordo prevede che per i primi cinque anni l'azienda non possa procedere a licenziamenti.

Mercatone Uno

Sotto il peso di 400 milioni di debiti con le banche, nel gennaio 2015 il marchio dell'arredamento Mercatone Uno ha chiesto il concordato preventivo. Constatata l'impossibilità di trovare un acquirente, in aprile il ministero dello Sviluppo Economico ha firmato un decreto per porre l'azienda in amministrazione straordinaria. Ma questo non è bastato a tranquillizzare i sindacati, che temono la chiusura di 34 sedi e il licenziamento di 1.360 dipendenti.

Mucafer

La Mucafer, cooperativa di Manfredonia attiva nel settore edilizio, schiacciata da 45 milioni di debiti, è stata posta in liquidazione coatta nel gennaio del 2015. Due mesi dopo, è stata aperta la procedura di licenziamento collettivo per i 135 dipendenti, che ora rischiano il posto.

Nms

A rischio i 500 lavoratori del Nerviano Medical Sciences, centro per la ricerca sui farmaci tumorali, di proprietà di Regione Lombardia. Nms è indebitato con Unicredit per 194 milioni di euro, mentre i debiti nei confronti dei fornitori superano i 20 milioni. Per mesi, i ricercatori non hanno ricevuto lo stipendio. La Regione ha garantito il rilancio della struttura, ma la situazione è tutt'altro che risolta. Ad aprile 2015 il presidente di Nms si è dimesso, in polemica con i vertici della fondazione che controlla la società.

Ntv

Nell'aprile 2015, dopo un accordo con i sindacati, la Nuovo trasporto viaggiatori di Luca Cordero di Montezemolo ha ritirato la procedura di licenziamento collettivo nei confronti di 246 dipendenti. Via libera a contratti di solidarietà per due anni, mentre le sigle sindacali hanno rinunciato a ogni forma di protesta.

People Care

Per i 450 dipendenti del call center People Care di Guasticce (Livorno), nel marzo 2015 si è chiusa la procedura di mobilità. I sindacati accusano l'azienda di non avere diversificato le commesse. Così, a fine maggio, l'unico committente, Seat Pagine Gialle, non rinnoverà il contratto e gli operatori si troveranno senza lavoro.

ALENIA AERMACCHI

Nel maggio 2015, la società dell'aeronautica Alenia Aermacchi, controllata di Finmeccanica, ha ceduto lo stabilimento di Capodichino, con i suoi 178 lavoratori, all'azienda Atitech. Ma i sindacati promettono battaglia, denunciando il rischio di perdita di posti di lavoro.

ALSTOM

Dopo la fusione con General Electric, nell'aprile 2016 la multinazionale metalmeccanica ha annunciato 235 esuberi nel sito di Sesto San Giovanni (Milano). Ma la preoccupazione non riguarda solo la sede lombarda: i sindacati dello stabilimento di Savigliano (Cuneo) avvertono che, in mancanza di nuove commesse, dal 2017 saranno a rischio anche gli oltre mille dipendenti dell'impianto piemontese.

ARCELOR MITTAL MAGONA

Dal 2011, lo stabilimento siderurgico Arcelor Mittal di Magona ha registrato perdite in bilancio per quasi 100 milioni di euro. A fronte di oltre 300 esuberi dichiarati dall'azienda, i 530 dipendenti sono in contratto di solidarietà da anni.

AUCHAN

Ad aprile 2015, la catena di supermercati Auchan ha aperto la procedura di licenziamento per 1.345 persone. Due mesi dopo, la procedura è stata chiusa: l'azienda ha trovato 1.220 lavoratori disposti a rinunciare al posto in cambio di un incentivo di circa 30mila euro a testa.

AZIMUT BENETTI

Alla Azimut Benetti di Avigliana, che costruisce imbarcazioni di lusso, nell'ottobre 2014 sono state aperte procedure di licenziamento per 50 dipendenti. A luglio 2015, la seconda doccia fredda: l'azienda ha dichiarato nuovi esuberi in un nulero compreso tra le 80 e le 100 persone.

BPER

La Banca popolare dell'Emilia Romagna, ad agosto 2015, ha trovato un accordo con i sindacati sulla riorganizzazione dell'azienda. In tre anni usciranno 781 dipendenti, tra pensionamenti e prepensionamenti, mentre saranno assunte 200 persone. In totale, l'organico calerà di 581 unità. Tra quanti restano, invece, in 507 saranno interessati da una ricollocazione, che significa cambiare impiego o sede all'interno del gruppo.

BRIDGESTONE

La Bridgestone, multinazionale degli pneumatici, ha dichiarato 187 esuberi nel suo stabilimento di Modugno, in provincia di Bari. L'azienda ha proposto di risolvere le eccedenze con un taglio dello stipendio ai lavoratori, nell'ordine dei 200-300 euro in busta paga. Gli operai hanno bocciato la proposta con un referendum. I sindacati temono che l'azienda voglia usare il risultato della consultazione come pretesto per chiudere l'impianto.

COOPCA

Nel 2014, la Cooperativa carnica di consumo di Amaro (Udine) ha chiesto il concordato preventivo. A dare il colpo di grazia all'azienda, è stata la richiesta dei soci di riavere indietro 4,5 milioni di prestito sociale in seguito al caso Coop Operaie, respinta perché avrebbe compromesso i conti della società. I lavoratori hanno prima avuto dei contratti di solidarietà, mentre poi, a giugno 2015, è stata concessa la cassa integrazione straordinaria per 628 dipendenti, quasi la totalità del personale.

COOP COSTRUZIONI

Nel novembre 2015, la cooperativa Coop Costruzioni di Bologna è stata posta in liquidazione coatta amministrativa. I dipendenti sono 350 solo nel capoluogo emiliano: per loro è stata attivata la cassa integrazione per un anno, nella speranza di trovare nuovi acquirenti per la società.

COOP PUGLIA E BASILICATA

La Coop Estense di Puglia e Basilicata nel giro di 5 anni ha accumulato perdite per complessivi 50 mln Nel marzo 2015, l'azienda ha annunciato 147 licenziamenti. Solo tre mesi dopo, in seguito alla mobilitazione dei dipendenti, la società ha bloccato la procedura, ripiegando sulla mobilità volontaria con incentivi all'esodo e puntando sulla riduzione del costo del lavoro.

CPL CONCORDIA

La cooperativa Cpl Concordia, coinvolta nell'inchiesta giudiziaria sulla metanizzazione di Ischia, si è vista bloccare i suoi appalti pubblici, che costituivano i tre quarti degli oltre 400 milioni di fatturato. Sono stati dichiarati circa 500 esuberi e, a maggio 2015, è scattata la cassa integrazione per 120 dipendenti.

FIREMA

La Firema, azienda meccanico-ferroviaria, dà lavoro a 522 dipendenti tra Campania, Basilicata, Umbria e Lombardia. La società era in amministrazione controllata dal 2010 e si avviava verso il fallimento. Nel luglio 2015, si è fatta avanti una newco composta dall'indiana Titagarh Wagons e dalla napoletana Adler Plastic. La nuova azienda rileverà Firema assumendo a tempo indeterminato 340 dipendenti, mentre per un massimo di 80 addetti si prefigurano contratti a termine. Per gli altri 100 lavoratori si prevedono cassa integrazione, mobilità e accompagnamenti alla pensione.

FRANCO TOSI MECCANICA

La Franco Tosi, storica azienda metalmeccanica di Legnano, conta 345 dipendenti. La società era avviata verso il fallimento, ma nel giugno 2015 è stata rilevata dalla Bruno Presezzi, ditta della provincia di Monza. L'accordo sindacale prevede che 170 persone siano riassunte subito, altre 40 nel giro di due anni. Per gli altri lavoratori, è previsto un piano di accompagnamento alla pensione.

HEWLETT PACKARD

A luglio 2015, Hp ha dichiarato l'intenzione di vendere lo stabilimento di Pozzuoli, in provincia di Napoli, che conta 160 dipendenti. L'azienda vorrebbe cedere 130 lavoratori alla società MaticMind e trasferirne 130 nella sede di Roma. Ma i sindacati temono che l'operazione si tradurrà in licenziamenti per gli addetti.

LAVORAZIONI INOX

Nel febbraio 2015, la Lavorazioni Inox di Villotta di Chions (Pordenone) è stata dichiarata fallita. Dopo quattro mesi di stallo, a fine giugno lo stabilimento è stato venduto alla Lavinox, newco composta dal gruppo Sassoli e dagli sloveni di Slovmetal. Ma i 204 dipendenti hanno dovuto impegnarsi a lasciare il tfr in azienda, condizione indicata come necessaria al completamento dell'operazione.

MEDIAWORLD

La catena dell'elettronica Mediaworld, nel maggio 2015, ha dichiarato 900 esuberi in tutta Italia. Un accordo con i sindacati ha scongiurato i licenziamenti: sono stati applicati contratti di solidarietà per un totale di 7mila dipendenti. La riduzione oraria media è stata fissata al 18%.

PANSAC

La Pansac, azienda attiva nel settore chimico, nel 2012 ha visto il suo patron Fabrizio Lori arrestato per bancarotta fraudolenta, accusato di avere distratto 40 milioni di euro dalla società. Dopo anni di amministrazione straordinaria e cassa integrazione per gli operai, a giugno 2015 è arrivato l'epilogo: licenziati gli ultimi 300 lavoratori.

PRYSMIAN

Nell'aprile 2015, la Prysmian, attiva nel settore dei cavi elettrici, ha chiuso il suo stabilimento di Ascoli Piceno, che occupava 120 operai. Per tutti i dipendenti è scattata la cassa integrazione. Intanto, l'azienda ha offerto incentivi per chi accetterà di essere trasferito in altre sedi (a Pozzuoli o Lodi) e per chi rinuncerà al posto di lavoro.

RCS MEDIAGROUP

Rcs, società editrice del Corriere della Sera, a giugno 2015 ha stimato un numero di 470 persone in esubero su circa 4mila dipendenti. L'azienda intende risolvere le eccedenze ricorrendo a contratti di solidarietà, cassa integrazione straordinaria e accompagnamenti alla pensione.

STIM

Nel luglio 2015, la Stim (Società termo impianti metano) di Grotti, in provincia di Rieti, ha aperto le procedure di licenziamento collettivo per i 97 dipendenti, già da febbraio senza stipendio. L'azienda ha giustificato la crisi con la fine della principale commessa da parte dell'appaltatore Italgas.

VIBAC

Nel dicembre 2014, la Vibac di Viggiano (Potenza) ha annunciato l'intenzione di chiudere lo stabilimento e ha aperto le procedure di licenziamento per i suoi 184 dipendenti. A febbraio, è stata raggiunta un'intesa con i sindacati: gli operai non hanno perso il posto, ma sono stati applicati contratti di solidarietà.

IBM

A marzo 2016, la multinazionale dell'informatica Ibm ha aperto le procedure di mobilità per 290 dipendenti in Italia. Tra questi, 190 dirigenti e 100 quadri e impiegati. Per i dirigenti è stato trovato un accordo che prevede prepensionamenti, uscite incentivate e tagli ai compensi. Ancora da definire, invece, il destino dei 100 impiegati in esubero.

BARCLAYS

Dopo avere annunciato 160 licenziamenti in Italia, ad aprile 2016 la banca Barclays ha trovato un accordo con i sindacati per ridurre le eccedenze a 140, da gestire con accompagnamenti alla pensione e uscite incentivate. Ma secondo la sigla di settore Fabi verrà aperta una nuova procedura per affrontare altri 120 esuberi.

BRIONI

La Brioni di Pescara, azienda attiva nell'alta sartoria, aveva dichiarato 400 esuberi su un totale di circa 1100 dipendenti. Ad aprile 2016, la società ha trovato un accordo con i sindacati per fare scendere le eccedenze a 139 unità, ricorrendo a mobilità volontaria, riduzione dell’orario di lavoro, internalizzazione di alcune lavorazioni.

Nokia

Un anno dopo la fusione con Alcatel, ad aprile 2016 la Nokia ha annunciato un piano di riorganizzazione che in Italia prevede 219 esuberi da smaltire entro il 2017 rispetto a un totale di 1.480 addetti, mentre a livello mondiale si andrebbero a tagliare dalle 10mila alle 15mila unità su 104mila posti.

VENETOBANCA

Nel marzo 2016, Veneto Banca ha annunciato pesanti interventi sul personale che riguardano 730 addetti. Il piano prevede la chiusura di 60 filiali entro l'anno e la riduzione dei costi. Nel dettaglio, si parla di 430 esuberi da gestire con pensionamenti, prepensionamenti, turn over e ampliamento del part time. Per gli altri 300 dipendenti, invece, si prevede il ricorso alla mobilità territoriale e professionale. I sindacati hanno già annunciato che non accetteranno licenziamenti.

BISTEFANI

Chiuderà entro fine 2016 lo stabilimento Bistefani di Villanova Monferrato, in provincia di Alessandria. Il gruppo Bauli, che ha acquistato il marchio nel 2013, si è detto disponibile a riassorbire i 115 dipendenti, ma solo a condizione che si trasferiscano nell'impianto principale di Verona.

VITROCISET

L'azienda informatica Vitrociset, con sede a Roma, a febbraio 2016 ha annunciato 100 esuberi su un totale di 700 addetti. Alla base della decisione ci sarebbero gare non vinte per 60 milioni di euro negli ultimi anni. Ma i sindacati non ci stanno e sono convinti che dietro l'operazione ci sia la volontà di cedere l'azienda ai francesi di Atos.

GEPIN CONTACT

Dopo avere perso la commessa di Poste Italiane, nel febbraio 2016 la società di call center Gepin Contact ha aperto le procedure di licenziamento per 450 persone, impegnate soprattutto nelle sedi di Napoli e Roma. I sindacati hanno proclamato sciopero nazionale e si è aperto una tavolo di crisi al ministero dello Sviluppo economico.

SAECO

Nel novembre 2015, la Saeco, azienda produttrice di macchine per caffè, ha annunciato di licenziare 243 persone nello storico stabilimento di Gaggio Montano, in provincia di Bologna. Praticamente metà dei 558 dipendenti dell'impianto. A deciderlo è stata la multinazionale Philips, proprietaria del marchio dal 2009. Tre mesi dopo, azienda e sindacati hanno trovato un accordo per scongiurare i licenziamenti. L'intesa prevede 200 uscite incentivate, ricorso a cassa integrazione e contratti di solidarietà, investimenti da 23 milioni di euro in due anni.

PORTO DI CIVITAVECCHIA

La società Darsena Nord Civitavecchia, che opera nel porto laziale, a gennaio 2016 ha aperto le procedure di licenziamento per tutte le maestranze impegnate nel cantiere: a rischio sono 300 addetti tra lavoratori diretti e indotto. I sindacati hanno proclamato lo stato di agitazione permanente.

MYRMEX

Nel febbraio 2016, i 62 ricercatori del laboratorio Myrmex di Catania sono stati tutti licenziati, dopo un lungo periodo di cassa integrazione. I dipendenti hanno rivelato che le attività sono ferme dal 2011, quando l'azienda Pfizer ha ceduto il centro di ricerca alla Myrmex, nonostante nel frattempo la società abbia ricevuto finanziamenti pubblici.

CARPIGIANA SERVICE

A gennaio 2016, al rientro dalle feste natalizie, i 38 operai della Carpigiana Service, cooperativa metalmeccanica di Carpi (Modena), hanno trovato la fabbrica chiusa e svuotata dai macchinari. Nelle settimane successive, azienda e sindacati hanno trovato un accordo. A 20 lavoratori la società ha riconosciuto una somma per l'uscita volontaria. Gli altri 18 addetti, invece, saranno riassorbiti dall'azienda committente Cbm.

ARENA DI VERONA

Nel novembre 2015, Unicredit ha approvato un piano che prevede il taglio di 18mila lavoratori in tutto il mondo: in Italia, si parla di 6.900 persone, 5.800 nell’area retail e 1.100 nei centri direzionali. Tre mesi dopo, l'azienda ha trovato un accordo con i sindacati. Gli esuberi sono scesi a 3.200: per 2.700 dipendenti si prevede l'uscita volontaria, mentre per i restanti 500, quasi tutti dirigenti, si parla di esodo incentivato e accompagnamento alla pensione.

UNICREDIT

Ad aprile 2016, il consiglio di indirizzo della Fondazione Arena di Verona ha chiesto al ministero dei Beni culturali di porre la società in liquidazione coatta amministrativa. La decisione di chiudere è legata all'eccessivo indebitamento della fondazione. Ora, per gli oltre 300 lavoratori si apre lo spettro del licenziamento.

MICHELIN

Nel novembre 2015, la Michelin, multinazionale dei pneumatici, ha deciso di chiudere lo stabilimento di Fossano (Cuneo), dando vita a 578 esuberi. Dopo un mese,è stato trovato un accordo con i sindacati: 362 lavoratori saranno trasferiti in altri impianti, per gli altri si aprirà la strada dei prepensionamenti o degli incentivi per aprire un'impresa in proprio.

CARICHIETI

La Cassa di risparmio di Chieti (Carichieti) è in amministrazione straordinaria dal settembre del 2014. Inizialmente la società aveva dichiarato 135 esuberi su un organico di quasi 600 persone per centrare il piano di riduzione dei costi, imposto dai commissari. Nell'ottobre 2015, azienda e sindacati hanno raggiunto un'intesa, con un piano di uscite volontarie e incentivate, tra pensionamenti e prepensionamenti.

CARICHIETI

Nell'ottobre del 2015, l'azienda farmaceutica tedesca Boehringer Ingelheim ha annunciato il licenziamento in Italia di 176 dipendenti, giustificando la decisione con i tagli alla spesa farmaceutica. L'operazione riguarda il 25% della forza lavoro, che in totale conta 700 addetti.

VERTEK

L'azienda siderurgica Vertek di Condove (Torino) faceva parte del gruppo Lucchini e si trova in amministrazione straordinaria dal 2013. Nell'estate del 2015, l'azienda Beltrame aveva presentato un'offerta per acquisire lo stabilimento, ma il commissario non l'ha ritenuta idonea. A rischio sono 90 lavoratori. L’amministrazione straordinaria è stata prorogata di un altro anno, consentendo così il prolungamento fino al settembre 2016 della cassa integrazione straordinaria per i dipendenti.

MASERATI

A fine 2016, allo stabilimento Maserati di Modena (gruppo Fca), usciranno di produzione, in anticipo rispetto alle previsioni, i modelli Gran Cabrio e Gran Turismo, senza essere rimpiazzati da altre produzioni. I sindacati hanno avvertito subito il rischio di 120 esuberi, con ulteriori ricadute sull'indotto, ricordando all'ad di Fca Sergio Marchionne la promessa di piena occupazione entro il 2018.

4U Servizi Abit di Grugliasco Acqua Marcia Turismo Accenture Outsourcing Acc Agile Agrati di Collegno Agnesi Imperia Alcatel Lucent Alpi Alpicar Aosta Alenia Aermacchi Alitalia Alcoa Almaviva ALSTOM Akhela Ansaldo Breda Artenius Italia Arena Agroindustrie Arena di Verona Arcese Trasporti Arcelor Mittal Magona Ast Acciaierie Askoll Atahotel Atitech Auchan Autogrill di Capodichino Aviohandling Autogrill di Rozzano Azimut Benetti Barclays Banca Marche Beltrame Berco Bertocci Berloni Bistefani BPER Bridgestone Boehringer Brioni Bombardier Bonina Buildtech Carichieti Carapelli Cartiera Burgo Cartiera di Rivignano Cartiera Romanello Carife Carrier Carpigiana service Castelli di Bologna CDC Cementificio Holcim Cementir CIR Compagnia It.Rimorchi Coca Cola Coop Coop Costruzioni Coop Puglia e Basilicata Coopca CPL CONCORDIA Dr Motor Della Ciana Cashmere De Tomaso Ditec Dometic Italy E-care Eataly Edipower Electrolux Embraco di Riva Eni Eni Gela Eni Syndial E.On Ericsson Esaote Evraz Pallini e Bertolli Ex Filanto di Casarano Ex Schlecker Febal Ferretti Ferrosud Fiat Fincantieri Finmeccanica Fiorucci Pomezia Firema Franco Tosi Meccanica Gepin Contact Guess Groundcare Hewlett Packard IBM Ideal Standard Italia Alimentari Ies di Mantova Iglesias Ilcea Ilva Industrie Grafiche Srl Indesit Industria It Laterizia Infocontact Irisbus Italcementi Italtel Itinera Ittierre Jabil Johnson Controls Int Knauf Keller di Villacidro Kosme Lactalis Latterie Friulane Lavorazioni Inox Leadri Lear e Clerprem Lfoundry Lucchini di Piombino Lucchini di Trieste Lyondell Basell Magna Closures Mandarina Duck Marangoni Marcegaglia Maserati Mediaworld Memc Sunedison Menarini Mercatone Uno Merck Mercure Meridiana Merloni Metropolitana Napoli MICHELIN Micron Micro Vett di Imola Mivar Mucafer Mvb di Zogno Mtm Montefibre Myrmex Natuzzi Ntv Nms Newlat New Livingston Nh italia Nokia Nokia Solution Om di Bari Omsa Orvea Parima di Macerata Pansac Perugina People Care Piaggio Aero Pininfarina Pirelli Plasmon Pompea PRYSMIAN Poste Italiane Porto di Civitavecchia Prb Profit Group RCS Mediagroup Rdb Retitalia Roland Acquaviva Safilo Martignacco Sandretto San Gemini Saeco Sangalli Vetro Saremar Ex Satiz di Moncalieri Seves Sgl Carbon Sirti Sitcom Sistemi Informativi STIM Sulcis Iglesiente Targetti Sankey Teatro dell'opera Transystem Teleperformance Thun Telecom Italia (Mi) Telenorba Termini Imerese Tirreno Power Titan Trombini Trw Unicredit Unilever Unipol Valdostana carni Verrès Vela spa Vestas di Taranto VERTEK Veneto Banca Vibac Videocon Vitrociset Vinyls Voice Care Wartsila Whirlpool Zh Campo Tures